I miei lavori

In fatto di migrazione, la Svizzera rappresenta un caso emblematico e, insieme, un modello ricco di paradossi. Nel 2014, quando per una manciata di voti passò l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, la Svizzera espresse anche la nazionale più cosmopolita del Mondiale in Brasile.
È il paese europeo che nel secolo scorso ha conosciuto il tasso d’immigrazione più alto del continente, assorbendo quasi la metà dell’emigrazione italiana del secondo dopoguerra. In settant’anni ha raddoppiato la sua popolazione, passando da quattro milioni agli oltre otto odierni, e la migrazione è al centro del dibattito da sempre.
Nel 1948, per la prima volta nella sua storia, la Svizzera firmò un accordo di reclutamento di manodopera straniera, che divenne un modello per i successivi e cambiò per sempre la sua storia e quella del suo principale fornitore di donne e uomini, l’Italia. Paese dal quale, a partire dai trafori dell’Ottocento e per un secolo, sono giunti oltre cinque milioni di persone, la metà solo nel secondo dopoguerra. Ancora oggi, quella in Svizzera è la terza comunità italiana nel mondo. Concepita come temporanea, dopo qualche decennio divenne stanziale e rappresentò il carburante per la crescita e l’espansione dell’economia elvetica. Nessun paese europeo registrò performance così favorevoli e allo stesso tempo un così alto numero di morti bianche, che raggiunsero l’apice con la tragedia di Mattmark. Assopitosi il decennio delle tensioni xenofobe, all’inizio degli anni ottanta venne accantonata una possibile soluzione per migliorare le condizioni di chi contribuiva al progresso e al benessere del paese. Sono ormai lontani gli anni delle baracche, del «non si fitta agli italiani» o dei trentamila bambini clandestini. A tutt’oggi, la Svizzera è l’unico paese al mondo, oltre all’Italia, in cui l’italiano è lingua ufficiale. E l’italianità, pur tra alti e bassi, è riconosciuta, ricercata, apprezzata. Da un decennio si registra la ripresa di una nuova mobilità italiana: alle professioni specializzate si è unito il crescente numero di frontalieri e di chi è alla ricerca di un lavoro qualsiasi. Il rischio è che si ripropongano le questioni di un passato ricco di suggestioni e contraddizioni, che fanno della migrazione italiana in Svizzera un unicum senza precedenti.

Breve storia dell’emigrazione italiana in Svizzera
Dall’esodo di massa alle nuove mobilità
Prefazione di Sandro Cattacin

Saggine, n. 301
2018, pp. XIV-250
ISBN: 9788868437312
http://www.donzelli.it/libro/9788868435066

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Marcinelle, 1956Marcinelle è comunemente riconosciuta come la catastrofe per antonomasia degli italiani all’estero. Non fu la prima né l’ultima, ma rappresenta uno dei tasselli più dolorosi del variegato mosaico della migrazione italiana nel mondo. L’incendio nella miniera di Marcinelle, avvenuto l’8 agosto 1956 – nel quale morirono 262 lavoratori di dodici nazionalità, tra cui 136 italiani –, non costituì solo l’ennesimo tributo di migranti allo sviluppo economico europeo, ma anche il momento più drammatico di un’intera epopea migratoria. Alla faticosa ricerca di un nuovo assetto istituzionale e in una condizione di incertezza totale sul proprio futuro, l’Italia, fin dal 1946, aveva gettato le basi organizzative di uno dei più imponenti sistemi di esportazione di manodopera che la recente storia occidentale ricordi. Le piazze e i bar dei paesini, da Nord a Sud, furono tappezzati di manifesti rosa che incitavano a partire per le miniere del Belgio. Parallelamente ai centri di emigrazione, si sviluppò anche la rete dei trafficanti di migranti. Regolari o irregolari, l’importante era che fossero tanti, un esercito chiamato a combattere la «battaglia del carbone», scavando nelle viscere della terra quella risorsa necessaria al rilancio economico dell’Europa. Molti, dopo i primi mesi, rimpatriarono o furono arrestati per il rifiuto di sottostare alle condizioni disumane su cui Bruxelles e Roma si erano accordate: un flusso di almeno 2000 minatori a settimana, in cambio di una fornitura di carbone, che però non arrivò mai. Oggi, a sessant’anni da quella tragedia, è venuto il momento di stabilire un rigoroso bilancio storiografico, di diffondere le testimonianze più dirette e toccanti, di rivisitarne le drammatiche immagini e di ripristinare una memoria collettiva all’altezza di quella dolorosa tragedia, in cui si riscoprono momenti e contesti che per molti aspetti assomigliano alle tristi pagine attuali di cronaca delle migrazioni.

Marcinelle, 1956
Quando la vita valeva meno del carbone
(Con un capitolo di Annacarla Valeriano sulla tragedia tra cronaca, documenti e immagini)

Saggi. Storia e scienze sociali

2016, pp. XVI-176
ISBN: 9788868435066

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copertinaL’imperialismo della seconda metà dell’Ottocento è un fenomeno complesso e sfaccettato, che ebbe diverse motivazioni e modi di azione e si presta a molteplici letture: conquiste territoriali, rivalità militaristiche tre le nazioni europee, necessità di espansione economica e commerciale, “civilizzazione” forzata dei nativi. Non dette gli sperati ritorni economici, ma sconvolse il mondo trasformandone completamente la geopolitica. Fu anche emanazione delle grandi innovazioni tecnologiche e produttive del XIX secolo, l’epoca della “lunga pace” in Europa, nella quale il progresso umano sembrava inarrestabile e prometteva benessere materiale per tutti. Queste circostanze si sarebbe poi interrotte bruscamente con l’avvento della prima guerra mondiale.

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La catastrophe de Mattmark de 1965 a durablement marqué l’histoire migratoire récente de la Suisse. Suite à la chute d’une langue de glacier sur les baraques du chantier de la digue de Mattmark, 88 personnes meurent sur leur lieu de travail. Par la diversité d’origine des victimes, cet événement de portée nationale acquiert une dimension internationale. Il suscite en Suisse et en Europe un débat sur les conditions humaines et sociales des migrations économiques et sur les conditions d’exercice professionnel des migrants. En réalisant cette première étude socio-historique sur la catastrophe de Mattmark, nous visons à lui donner une place centrale dans l’histoire de la Suisse contemporaine.

Toni Ricciardi est historien de la migration et, plus précisément, spécialisé dans l’histoire de la migration italienne en Suisse et des relations migratoires entre l’Italie et la Suisse.
Sandro Cattacin est spécialiste de l’histoire migratoire et des politiques sociales suisses.
Rémi Baudouï est politologue et notamment spécialisé sur l’analyse de la gestion des risques.

Seismo verlag 


6. Überarbeitung Mattmark .inddDie Mattmark-Katastrophe im Jahr 1965 hat die jüngere Migrationsgeschichte der Schweiz nachhaltig geprägt. Beim Abbruch eines Teils einer Gletscherzunge, der die Baracken der Baustelle des Mattmark-Staudamms unter sich begrub, starben sechsundachtzig Männer und zwei Frauen an ihrem Arbeitsplatz. Durch die vielen verschiedenen Herkunftsländer der Opfer erhielt das Ereignis eine internationale Dimension. In der Schweiz und in Europa führte das Unglück zu einer Debatte über die humanitären und sozialen Begleiterscheinungen der Wirtschaftsmigration, insbesondere über die Arbeitsbedingungen der Migrantinnen und Migranten. Mit dieser ersten sozio-historischen Untersuchung zur Mattmark-Katastrophe wird dem nahezu vergessenen Ereignis der ihm zukommende zentrale Platz in der jüngsten Geschichte der Schweiz eingeräumt.
Toni Ricciardi ist Migrationshistoriker und hat sich auf die Geschichte der italienischen Migration in der Schweiz und die italienisch-schweizerischen Beziehungen in diesem Bereich spezialisiert; Sandro Cattacin ist Experte in migrations- und sozialpolitischen Fragen; Rémi Baudouï ist Politologe mit einer Expertise in der Analyse von Risiken.

Seismo verlag


Morire a MattmarkA Mattmark non ci si fermava mai, si lavorava giorno e notte per costruire un’imponente diga capace di produrre l’energia necessaria a un paese, la Svizzera, che stava vivendo una crescita economica senza precedenti. Nel cantiere lavoravano più di mille persone, in maggioranza straniere e provenienti soprattutto dalla provincia italiana. La «piccola» Svizzera accoglieva da sola quasi il 50 per cento dell’intero flusso migratorio italiano, dando occupazione a operai impegnati in grandi opere, come la diga di Mattmark. Ma il 30 agosto 1965, in pochi secondi, accadde l’irreparabile: «Niente rumore. Solo, un vento terribile e i miei compagni volavano come farfalle. Poi ci fu un gran boato, e la fine. Autocarri e bulldozer scaraventati lontano». A parlare è uno dei sopravvissuti intervistati nel libro, uno dei testimoni della valanga di più di 2 milioni di metri cubi di ghiaccio che seppellì 88 lavoratori. Di questi, 56 erano italiani. Come a Marcinelle, la tragedia rappresentò una cesura nella lunga e travagliata storia dell’emigrazione italiana, segnando un punto di non ritorno. Inoltre, suscitò molto scalpore in tutta Europa: per la prima volta, stranieri e svizzeri morivano l’uno a fianco all’altro. Nei giorni successivi si scavò senza sosta con la speranza di trovare ancora vivi amici, padri, fratelli, figli. Ci vollero più di sei mesi per recuperare i resti dell’ultima salma. Questa storia si concluse nel modo peggiore: i tempi dell’inchiesta furono lunghissimi, oltre sei anni, e i diciassette imputati chiamati a rispondere dell’accusa di omicidio colposo furono tutti assolti, nonostante l’instabilità del ghiacciaio fosse nota da secoli. In appello andò anche peggio, con la conferma dell’assoluzione e la condanna dei familiari delle vittime al pagamento delle spese processuali. L’oblio nel quale è caduta la catastrofe fa parlare di Mattmark come di una «Marcinelle dimenticata». Questo volume, a cinquant’anni di distanza, sfida quell’oblio attraverso una ricostruzione, attenta e documentata, di quanto avvenne.

Morire a Mattmark
L’ultima tragedia dell’emigrazione italiana
Saggi. Storia e scienze sociali – 2015
pp. XVI-178, rilegato, ISBN: 9788868432263

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associazionismo-e-emigrazioneLe miniere di carbone in Belgio, le industrie in Germania, gli ultimi viaggi transoceanici nell’America Latina o verso l’Australia: sono queste le immagini che vengono subito in mente pensando agli italiani all’estero. Al contrario, la Svizzera – che dal secondo dopoguerra e fino alla metà degli anni Settanta del secolo scorso ha accolto da sola quasi il cinquanta per cento del flusso migratorio italiano – per lungo tempo è stata sottovalutata e quasi dimenticata dalla storiografia nazionale, nonostante abbia attirato milioni di italiani, prevalentemente del Nord-Nordest e poi, a partire dagli anni Sessanta, del Sud. Come poco conosciuta è anche la storia della tragedia di Mattmark, la Marcinelle dimenticata.
È proprio in Svizzera che viene fondata nel 1943 la Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera (FCLIS), un’eccezione senza precedenti nella storia dell’associazionismo italiano in emigrazione, nata dall’esigenza di assicurare una rappresentanza unitaria di tutti gli italiani e degli esuli del fascismo. Mentre l’Italia è alle prese con la sua ‘liberazione’, le Colonie Libere rappresentano il primo modello di supporto e assistenza agli emigrati.
Toni Ricciardi racconta la presenza italiana in Svizzera a partire dal secondo dopoguerra e durante tutta la fase della Guerra fredda. Una presenza che sarà caratterizzata da stagionalità e precarietà, oltre che da un alto tasso di clandestinità, la pagina più buia e poco conosciuta dell’immenso mosaico dell’emigrazione italiana, con protagonisti migliaia di bambini.

Associazionismo ed emigrazione. 
Storia delle colonie libere e degli italiani in Svizzera
Percorsi – 2013, 2014 II ed.
pp. 318, brossura, ISBN: 9788858106280

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studi-e-migrazioneThe rich mosaic of Italian migration has been portrayed and analyzed from different angles and through different methodological approaches, throughout time and space. The aim of this monographic volume is to offer a fresh interpretative line, using three key concepts – Catastrophe, Fordism and Migration – which allow us to reinterpret the history of migration as a Global History. Furthermore, this collective work aims to be the first of a series that intends to recover from oblivion the last catastrophe of the Italian emigration – «Mattmark, the Forgotten Marcinelle» – 50 years on from August 30th, 1965.

Per info: CSER – Introduzione: download
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Per consultare altri lavori si veda academia.edu

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